Questione di spazio.

Simone Dragonetti
Simone Dragonetti
Marketing Manager
Dal trasloco al Packaging, l’organizzazione dello spazio come scelta progettuale.

Ho cambiato casa.

Avevo sottovalutato la cosa all’inizio, spostare tutti gli scatoloni e oggetti personali non è stato semplice. In un’abitazione sono custoditi tutti gli affetti collezionati in una vita intera, quindi c’è un sacco di roba da spostare.

L’aspetto che più ho sottovalutato però è stato il processo di arredamento della nuova casa. Tutto deve trovare il suo posto (e un senso, magari) in uno spazio diverso e questo mi ha portato ad una riflessione:

L’organizzazione dello spazio non è un dettaglio, è un progetto vero e proprio. È lì che prende forma l’esperienza del trasloco. Nel nuovo ambiente non deve solo entrare tutto, deve trovare una gerarchia, una logica, un equilibrio tra visione e funzione

Pack

Con Orangorenna, nell’ultimo periodo ci siamo trovati a lavorare su diversi progetti di packaging design. Ed è stato lì che il parallelismo con il trasloco è diventato evidente.

Il packaging funziona esattamente come l’arredamento di una casa piccola: non c’è mai abbastanza spazio.

Le informazioni da inserire sono sempre molte, spesso troppe. Tutto è importante, tutto sembra indispensabile senza contare tutte le diciture che dobbiamo inserire per legge. Ma se accumuli — testi, immagini, elementi grafici — il risultato non è ricchezza: è confusione.

Una casa ordinata però non è una casa vuota, è ordinata. A monte dell’ordine c’è una selezione funzionale di cosa serve e cosa no. Come diceva Mies van der Rohe — guarda caso un architetto — less is more. Ma quel “less” non è casuale.

Conoscere

Perché il less is more funzioni davvero, quel “meno” deve contenere tutto ciò che serve.

Nel packaging questo è il nodo centrale del progetto. Tra illustrazioni, testi, codici, loghi, richieste del cliente e identità visiva, lo spazio diventa un accumulo di vecchi mobili, giornali e cianfrusaglie.

Una parte fondamentale del lavoro è conoscere il contesto in cui il prodotto andrà inserito. Solo così la potatura diventa possibile: togliere senza perdere senso.

Le decisioni poi sono continue: i colori, le forme, i font adatti, cosa scrivere, dove scriverlo. Poi l’impaginazione, le pieghe, il montaggio della scatola. Ogni scelta è un compromesso tra spazio, funzione e leggibilità.

Ed è qui che la progettazione smette di essere solo estetica e diventa anche responsabilità

Case Study: Encanto.

Per Encanto, azienda specializzata in progetti full service e consulenza nel settore nutraceutico, abbiamo sviluppato una serie di packaging per integratori alimentari. L’obiettivo era chiaro: etichette leggibili, coerenti con l’identità visiva, capaci di accogliere molte informazioni senza creare confusione.

Abbiamo definito un linguaggio visivo coerente, studiando colori e grafica sempre con l’idea che questi dovessero mettersi al servizio del testo. In questo settore, le etichette devono riportare proprietà del prodotto, ingredienti, modalità di smaltimento e contatti, garantendo chiarezza e leggibilità.

La collaborazione diretta con l’azienda e lo stampatore ci ha permesso di individuare criticità e trovare soluzioni efficaci: piccoli aggiustamenti di disposizione, dimensioni e font hanno reso possibile armonizzare molti elementi in spazi molto ridotti. Anche gli incastri più arditi, tra blocchi di testo e grafiche, sono stati gestiti con accortezze tipografiche come la regolazione della crenatura (spazio tra le lettere) e dell’interlinea.

Ma il progetto non si è fermato allo schermo: forme, colori, testi, pieghe e tagli sono stati testati nella realtà. Stampare, montare e osservare le etichette è stato fondamentale per verificare che tutto funzionasse davvero prima della produzione definitiva.

Conclusione

La piantina di una casa ricorda molto la griglia di un packaging da assemblare. Forse è per questo che entrambi i lavori si gestiscono allo stesso modo: è tutta una questione di spazio, di gerarchie e di come organizzare le informazioni, distinguendo ciò che serve da ciò che è superfluo.

Anche negli spazi piccoli, l’obiettivo è trovare armonia e valorizzare ogni elemento.

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